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NIS2: cosa cambia dal 31 ottobre 2026 e come prepararsi
Settembre 20, 2026
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Il 31 ottobre 2026 rappresenta una data importante nel percorso di adeguamento alla NIS2 per molte organizzazioni già identificate come soggetti NIS.
Ma cosa prevede esattamente la normativa? Chi deve adeguarsi alla NIS2? E, soprattutto, cosa significa essere realmente conformi?
La NIS2 non richiede soltanto policy e documentazione: mette al centro la capacità dell’organizzazione di gestire concretamente i rischi informatici, prevenire gli incidenti e garantire la continuità delle proprie attività.
Vediamo quali sono gli aspetti principali da conoscere e come prepararsi.
Cos'è la NIS2 e cosa prevede
La NIS2 è la normativa europea sulla cybersecurity nata con l’obiettivo di aumentare il livello comune di sicurezza informatica nell’Unione Europea e rafforzare la capacità delle organizzazioni di prevenire, gestire e rispondere agli incidenti cyber.
In Italia la Direttiva NIS2 è stata recepita con il D.Lgs. 138/2024, che ha introdotto specifici obblighi in materia di gestione del rischio informatico, sicurezza dei sistemi e delle reti, continuità operativa, gestione degli incidenti, sicurezza della supply chain, formazione e governance.
Le organizzazioni interessate sono classificate come soggetti essenziali o soggetti importanti, con misure e modalità di vigilanza definite dalla normativa e dai successivi provvedimenti dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.
Chi deve adeguarsi alla NIS2
La normativa coinvolge numerose organizzazioni pubbliche e private che operano in settori altamente critici o critici.
Tra i principali ambiti interessati troviamo:
energia;
trasporti;
settore bancario e infrastrutture dei mercati finanziari;
sanità;
acqua potabile e acque reflue;
infrastrutture e servizi digitali;
pubbliche amministrazioni;
servizi postali e di corriere;
gestione dei rifiuti;
produzione e distribuzione di prodotti chimici;
produzione, trasformazione e distribuzione di alimenti;
alcuni settori manifatturieri.
L’applicazione della normativa, però, non dipende esclusivamente dal settore di appartenenza. Entrano in gioco anche dimensione dell’organizzazione, tipologia dei servizi forniti e specifiche condizioni previste dal decreto. Alcune categorie, inoltre, possono rientrare nel perimetro indipendentemente dalle dimensioni.
Per questo motivo il primo passo è verificare concretamente se la propria organizzazione rientra nell’ambito di applicazione della NIS2.
NIS2 e 31 ottobre 2026: cosa cambia
Per molti soggetti inseriti nell’elenco NIS nel 2025, l’autunno 2026 segna un passaggio fondamentale: diventano esigibili le misure di sicurezza di base previste dal percorso di prima applicazione della normativa.
È importante, tuttavia, verificare la propria scadenza specifica.
La disciplina prevede infatti, per i soggetti inseriti nell’elenco NIS nel 2025 e confermati nel 2026, un termine di 18 mesi dalla ricezione della comunicazione di inserimento nell’elenco per adottare le misure di sicurezza di base. Per i nuovi soggetti inseriti nel 2026, la successiva Determinazione ACN n. 127434/2026 ha invece fissato il termine al 31 luglio 2027.
Al di là della singola data, il punto centrale è un altro: essere conformi alla NIS2 significa rendere operative le misure di sicurezza previste, non limitarsi a predisporre documenti.
Dalla documentazione alla sicurezza concreta
Avere policy, procedure e documentazione è necessario, ma non sufficiente.
L’organizzazione deve essere in grado di applicare concretamente le misure previste e di mantenerle nel tempo.
Significa, ad esempio:
gestire e controllare gli accessi;
proteggere sistemi, reti e informazioni;
predisporre e verificare backup adeguati;
individuare e gestire le vulnerabilità;
definire procedure per la gestione degli incidenti;
garantire la continuità operativa;
considerare i rischi legati alla supply chain;
formare il personale;
coinvolgere gli organi di amministrazione e direttivi nella gestione del rischio cyber.
Il D.Lgs. 138/2024 richiede infatti misure tecniche, operative e organizzative adeguate e proporzionate secondo un approccio basato sul rischio.
NIS2: essere conformi significa poterlo dimostrare
Uno degli aspetti più importanti della compliance NIS2 riguarda la capacità di dimostrare che quanto previsto sulla carta sia effettivamente applicato.
L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale è l’Autorità nazionale competente NIS e dispone di poteri di monitoraggio e vigilanza. Il quadro normativo prevede verifiche e ispezioni, anche in loco o a distanza, nonché strumenti di esecuzione tra cui audit di sicurezza.
Per questo motivo è importante verificare l’intero sistema di sicurezza dell’organizzazione:
infrastrutture, processi, persone, fornitori e governance.
Un backup previsto da una procedura, ad esempio, deve essere realmente eseguito e verificato. Una policy sugli accessi deve tradursi in controlli concreti. Un piano di risposta agli incidenti deve poter essere applicato quando si verifica un problema.
È questo il passaggio dalla compliance documentale alla sicurezza verificabile.
Il 31 ottobre non è un punto di arrivo
Adeguarsi alla NIS2 non significa completare una checklist una volta per tutte.
La cybersecurity è un processo continuo perché cambiano i sistemi utilizzati dall’azienda, i fornitori, le vulnerabilità e le minacce informatiche.
Di conseguenza, anche le misure di sicurezza devono essere monitorate, verificate e aggiornate nel tempo.
La compliance NIS2 deve quindi entrare nei processi di gestione dell’organizzazione, attraverso attività periodiche di valutazione dei rischi, controllo delle misure adottate, formazione e aggiornamento delle procedure.
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Il primo passo è capire se la tua organizzazione rientra nel perimetro NIS2 e a che punto si trova oggi nel percorso di adeguamento.
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